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VESSICCHIO Auto e Servizi è un'azienda giovane composta da persone con valide competenze e una chiara professionalità, coerentemente alla duratura tradizione nel settore automobilistico della famiglia Vessicchio.  

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1 Toyota Corolla. Per arrivare a superare i 40 milioni, piazzandosi come auto più prodotta della storia, sono state necessarie 11 generazioni dall’originaria E10 del 1966 (nella foto). È dal 1997, quando raggiunse i 30 milioni, che è in testa alla top list delle auto più costruite.
2 Ford F-Series. Qui l’arco temporale è ancora più esteso, rispetto a quello della Corolla: è dal 1948 che la Ford americana ha in listino un pick-up della Serie F di cui l’F-150 nella foto è la tredicesima generazione. Tipica icona yankee, mai importata ufficialmente in Italia, ha raggiunto 34 milioni di unità.
3 Volkswagen Golf. I 30 milioni sono stati raggiunti nel 2013, poco dopo la presentazione dell’attuale e settima serie. Quantomeno qui, rispetto alla Golf originaria del 1974 (nella foto), lo schema meccanico (motore trasversale e trazione anteriore) è sempre stato lo stesso: non così per la Corolla.
4 Volkswagen Maggiolino. I suoi 21,5 milioni di pezzi sono “inattaccabili": dalle prime versioni standard dell’immediato anteguerra all’ultimo esemplare, costruito in Messico nel 2003 (nella foto) c’è stata un’evoluzione continua e, insieme, una fedeltà assoluta al progetto originale. Parliamo ovviamente del Maggiolino classico a motore posteriore.
5 Volkswagen Passat. Ennesimo esempio di nome recuperato per generazioni successive, il che in termini di marketing è stato molto efficace visto che hreato un brand nel brand. Oltre 20 milioni dal 1973 (nella foto), con un’alternanza di motori longitudinali e trasversali a seconda che impiegasse pianali di derivazione Audi oppure Golf.
6 Ford T. Questa è veramente clamorosa: fare 15 milioni e passa di pezzi in 19 anni non è, di suo, uno scherzo. Averli fatti tra il 1908 e il 1927 è qualcosa di straordinario. È l’impresa in cui riuscì Henry Ford con la sua famosa Lizzie, prima auto "milionaria" della storia. Quando l'epopea dell’auto era appena incominciata.
7 Ford Fiesta. Anche qui parliamo di 15 milioni abbondanti di esemplari, ma a differenza di nonna Lizzie, che rimase molto fedele a se stessa, qui sono passate cinque generazioni reali, senza contare quelle del 1983 e del 1996, che erano (ancorché sostanziosi) restyling. Nella foto, la Fiesta del 1976 e la penultima, classe 2008.
8 BMW Serie 3. Dalla prima E21 del 1975, solo berlina a due porte (nella foto), alla pletorica gamma della F30 attuale sono passati 42 anni, sei generazioni e circa 14,5 milioni di esemplari. Anche in questo caso non c’è un solo bullone in comune tra la prima e l’ultima. Però la trazione è sempre stata posteriore (o, al limite, integrale su alcune versioni).
9 Volkswagen Polo. Nacque nel 1975 (nella foto): era la versione semplificata e con motore 900 anziché 1100 dell’Audi 50. Solo che la piccola Audi è stata abbandonata al suo destino, mentre la Polo si è evoluta con oltre 14 milioni di esemplari nell'arco di cinque generazioni. La seconda, del 1981, aveva un’originale stile station che non fu più mantenuto sulle versioni base.
10 Opel Corsa. La prima generazione del 1982 (nella foto) è stata seguita da altre quattro, convenzionalmente contraddistinte da lettere dell’alfabeto, come da tradizione della Casa. Complessivamente ne sono stati costruiti oltre 13 i milioni di unità.
11 Chevrolet Impala. Come nel caso del pick-up Ford, si tratta di un grande classico a stelle e strisce che a noi europei non dice nulla. Eppure, dal 1958 (nella foto, un esemplare del model year successivo) ai giorni nostri questa originaria full size americana è stata replicata 13 milioni di volte.
12 Renault Clio. Per un mercato come quello europeo, che ha sempre avuto nelle piccole il proprio zoccolo duro, è inevitabile trovarsi circondato da segmento B plurimilionarie. La particolarità della Clio è quella di avere superato i 12,3 milioni in soli 26 anni, con quattro generazioni.
13 Volkswagen T2. Il “Bulli”, come affettuosamente viene chiamato dagli appassionati il classico pullmino Volkswagen a motore posteriore, derivato dal Maggiolino, ha sforato il muro dei 12 milioni di esemplari in 53 anni. L’ultimo (nella foto) è stato prodotto nel 2013 in Brasile.
14 Opel Kadett. Per una volta ancora è utile ricordare che la cifra totalizzata, comunque da Oscar - 11,1 milioni - è data dalla somma di generazioni differenti, che potremmo qui suddividere in due filoni: le Kadett a trazione posteriore, dalla A del 1962 alla C del 1973; le "tutto avanti", dalla D del 1979 all'ultima E del 1991. Nella foto, una B del 1965.
15 Fiat Uno. Quota di poco superiore a quella della Punto, che ne avrebbe raccolto il testimone: 9,5 milioni unità. Però con un distinguo: finita la produzione italiana, da metà anni ’90 la Uno è stata costruita in Brasile sino all'inizio dell’attuale decennio.
16 Fiat Punto. Oltre nove milioni di pezzi ripartiti in tre generazioni principali: quella del 1993, quella del 1999 e l’attuale, che risale al 2005. A differenza di molte world car di questa rassegna, la Punto è stata costruita sempre in Italia e ha avuto una diffusione circoscritta al mercato europeo.
17 Peugeot 206. Dal 1998 al 2012 è stata costruita e venduta in 8,6 milioni di esemplari, con tre carrozzerie fondamentali (berlina a 3 e 5 porte, station wagon e coupé-cabriolet). Se si eccettua il restyling finale (la versione Plus, che la rendeva simile alla 207) è rimasta praticamente uguale in tutto l’arco della produzione: raro, su un modello dei nostri giorni.
18 Mitsubishi Lancer. Da noi sono arrivate con il contagocce, le Lancer, in maniera discontinua e le abbiamo perlopiù collegate ai modelli sportivi, da cui sono derivate le vetture da rally. Però sul mercato locale si è trattato di un modello popolarissimo, che dal 1973 è stata venduto, nell'arco di nove serie, in oltre sei milioni di unità. Nella foto, un esemplare del 1978 con motore 1.2.
19 Skoda Octavia. Vent’anni tondi quest’anno e 5,5 milioni di esemplari distribuiti su tre serie per la prima Skoda interamente progettata sotto il controllo non solo finanziario, ma anche tecnico del Gruppo Volkswagen: un exploit impensabile ai tempi delle Skoda "tutto dietro" figlie del socialismo reale. Nella foto, una berlina della prima generazione.
20 Mini. Suppergiù ex aequo con la Octavia, è una delle poche auto di questa classifica rimasta sostanzialmente identica nei 31 anni di produzione, dal 1959 (nella foto) al 2000: persino alcuni lamierati erano intercambiabili, tra le prime e le ultime. Oltre 400 mila sono state prodotte in Italia con il marchio Innocenti dal 1965 al 1974. 

Di auto milionarie, inteso come prodotte in milioni di esemplari, ce ne sono tante. Non rappresentano la maggioranza della produzione automobilistica mondiale, ma sono comunque centinaia. Abbiamo cercato, qui, di fare il punto sulle super-milionarie. Quelle, cioè, replicate almeno cinque milioni di volte nel corso della loro esistenza. Ne abbiamo censite venti, ma per capire il senso della presenza di queste “invitate” occorre più di un distinguo. 

Come leggere i totali. Intanto, le cifre che abbiamo riportato per ciascun modello vanno intese con una certa approssimazione. Questo succede perché non tutti i costruttori rendono disponibili in tempo reale i dati di produzione delle loro vetture, il più delle volte annunciandoli - in pompa magna - in occasione di un cambio generazionale o al raggiungimento di una cifra tonda (sei milioni, quindici milioni e così via). Questo può comportare, specie per alcune auto molto vicine tra loro o addirittura appaiate, nella nostra top twenty, un’effettiva inversione delle posizioni di classifica: verosimili scollamenti che comunque non inficiano la rappresentazione di una realtà che è fatta di modelli che hanno conosciuto un enorme successo commerciale.  

Nomi che aiutano. Più significativa ancora, la questione dei nomi. È un fatto noto, e dibattuto, che tra la prima Golf del 1974 e l’attuale (ma potremmo dire lo stesso per la Corolla o tante altre protagoniste della nostra short list) non ci sia in comune nulla tranne il nome. Ed è altrettanto evidente che non cambiare la denominazione di una vettura quando questa, nel corso dei decenni, viene riprogettata più volte, abbia come vantaggio non solo quello di non disorientare la clientela, ma anche di “scivolare" più facilmente in classifiche come questa. È un’abitudine inveterata, a fini statistici effettivamente discutibile, alla quale tuttavia aderiamo per convenzione e alla quale sfuggono unicamente le neo rétro: l’attuale 500 non si conta cioè assieme a quella a motore posteriore, né la “Mini-BMW” si somma a quella a suo tempo progettata da Issigonis.

Attenti ai numeri. Eccovi un esempio, a nostro avviso efficacissimo, degli effetti di mettere nello stesso conto generazioni diverse: se la Fiat, invece di chiamare l’erede della 127 Uno, e l’erede della Uno Punto, avesse continuato a denominare 127 tutte le sue due volumi del segmento B, ne avrebbe costruiti globalmente 23,7 milioni (sommatoria dei 5,2 milioni della 127, dei 9,5 della Uno e degli almeno 9 della Punto). E avrebbe scalzato dalla classifica nientemeno che il Maggiolino classico, riuscendoci però in 46 anni contro i 64 che sono stati necessari alla madre di tutte le Volkswagen. Insomma, più ancora che in altri casi, parlando di produzioni da record i numeri vanno contestualizzati e ragionati. 

Marco Visani

fonte: Quattroruote.it